Prima di inaugurare la tanto sospirata sede dell’Oratorio della parrocchia di S. Pio X, era doveroso fermarci a riflettere su che cosa significa “essere oratorio” prima ancora che “fare oratorio”.
L’intervento preziosissimo di don Luca Ramello, che abbiamo avuto il piacere e l’onore di incontrare nel nostro salone parrocchiale martedì 28 aprile, ci ha indirizzato nella giusta prospettiva e, se mai ce ne fosse stato bisogno, ci ha dato l’entusiasmo necessario per la nuova avventura che il Signore sta aprendo per noi e per la nostra comunità.
Se qualcuno si aspettava facili ricette, è certamente stato deluso, ma la forza dell’impegno e della testimonianza di don Luca hanno dato all’incontro una dimensione profetica che è andata al di là delle nostre aspettative. Si è presentato come un amico, un fratello maggiore che condivide la propria esperienza, un riferimento disponibile a qualsiasi consiglio e sprone, un propulsore che invia e dona chiarezza.
Ha sintetizzato la bellezza dell’oratorio in poche parole:
- VOLTI, perché l’Oratorio è luogo di relazione autentica, dove non si delega al cellulare la propria socialità, ma dove si gioca la vita stessa della comunità; luogo di persone con un nome, con le proprie storie, i propri doni e anche le proprie difficoltà.
- SENSO, in oratorio si incontrano persone che hanno bisogno di essere accompagnate nella vita; è un luogo ricco di senso aperto a tutti, dove la fede cristiana si trasmette con i gesti e i fatti prima ancora che con le parole.
- STILI, in riferimento ai tanti santi che hanno fatto dell’oratorio, ciascuno secondo il proprio carisma, il mezzo privilegiato della propria azione educativa e pastorale: pensiamo a san Giovanni Bosco, san Filippo Neri, san Leonardo Murialdo. Il luogo fisico, la “casa”, cioè l’ambito in cui si custodisce la relazione, prende, sono parole di don Luca, “la forma di chi la abita”.
- LINGUAGGI, in altri termini i modi in cui comunichiamo ciò che abbiamo dentro, l’amore; un’espressione che evidenzia come l’Oratorio non sia un ambito in cui riempire il tempo, ma in cui il tempo viene donato, in cui si fa esperienza di comunità mettendo in comune ciò che siamo e che siamo capaci di fare (e tutti siamo capaci di fare e di donare qualcosa).
- RESPONSABILITÀ condivisa tra tutti, perché nessuno si senta sopraffatto dal gravame dell’organizzazione, ma la comunità si riscopra davvero educante ed educante insieme, Chiesa non fatta da perfetti, che non esistono, ma da “imperfetti che il Signore trasforma” e accompagna.
- COMUNICAZIONE/CAMBIAMENTO: l’Oratorio apre nuovi orizzonti, è un nuovo modo di essere comunità, dove vi sia partecipazione di persone dagli zero ai cent’anni, per sconfiggere la solitudine, uno dei mali più terribili dei nostri giorni, dove si trovi un senso e uno scopo, un ambito che si comunichi al territorio, proponendosi come riferimento, ma anche trampolino per nuove esperienze nella società.
“Cosa significa dunque essere oratorio? – ha concluso don Luca – Giocare una grande scommessa per amore”.
E il suo amore ce l’ha trasmesso tutto.
A lui la nostra riconoscenza per questa serata così ricca e noi… Noi siamo pronti a dire: “Eccomi!”
Rossella Vascotto
Foto parrochia di San Pio X
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