Una giornata ricca di volti, suoni, incontri quella di domenica scorsa per l’arcivescovo Giampaolo.
La prima parte si è svolta ad Aquileia:
monsignor Dianin ha iniziato il proprio ministero pastorale dalla millenaria Basilica Patriarcale che, per secoli, ha visto popoli di lingue, culture e tradizioni differenti pregare assieme.
Accolto dal sindaco, Emanuele Zorino, assieme ad altri sindaci dell’Agro-Aquileiese e della Bassa Friulana, Dianin ha varcato la soglia accompagnato dal parroco e cerimoniere arcivescovile, monsignor Mirko Franetovich, e dall’arcivescovo di Udine, monsignor Riccardo Lamba, oltre al predecessore, monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli. Durante la Liturgia della Parola, monsignor Dianin si è soffermato in preghiera di fronte alle reliquie dei santi martiri nella cripta.
Al termine ha ricevuto dal decano, don Federico Basso, il dono di una mitria solenne.
«Entro in punta di piedi per ascoltare tutto e tutti con l’umiltà del cuore»
sono state le parole culmine dell’omelia della sua messa di presa di possesso canonico dell’Arcidiocesi di Gorizia.
Al suo arrivo dinanzi la Cattedrale a Gorizia, l’arcivescovo ha ricevuto gli onori da un picchetto militare interforze, che ha ringraziato per il servizio. Quindi, all’ingresso della chiesa, è stato accolto dal sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna. «Ho il compito di rappresentare, a nome mio e di tutti i sindaci presenti, il benvenuto a Gorizia», ha espresso il Primo Cittadino del capoluogo isontino, che ha quindi voluto iniziare il tutto con una stretta di mano.
Dopo aver baciato la Croce dei Principi, accolto dal Capitolo Metropolitano Theresiano, monsignor Dianin ha sostato nella cappella del Santissimo Sacramento, proseguendo poi per la Celebrazione Eucaristica, nella quale si è svolto il rito della lettura della Bolla pontificia da parte della Cancelliera diocesana, l’avvocata Alessia Urdan, ed esposta dal diacono Cristiano Brumat. Quindi il passaggio del Pastorale degli Stati Provinciali e della Croce pettorale e il prosieguo della celebrazione con il saluto ad alcuni rappresentanti del clero, dei diaconi, dei religiosi, delle associazioni ecclesiali, dei giovani e degli ammalati.

La solenne liturgia eucaristica è stata concelebrata, oltre che da monsignor Redaelli, da monsignor Trevisi, vescovo di Trieste, monsignor Crepaldi, arcivescovo-vescovo emerito di Trieste, monsignor Moraglia, Patriarca di Venezia, monsignor Tisi, arcivescovo di Trento, monsignor Lamba, arcivescovo di Udine, monsignor Zore, arcivescovo di Lubiana, monsignor Marangoni, vescovo Belluno – Feltre, monsignor Cipolla, vescovo di Padova, monsignor Muser, vescovo di Bolzano – Bressanone, monsignor Pellegrini, vescovo di Concordia – Pordenone, monsignor Brugnotto, vescovo di Vicenza, monsignor Pavanello, vescovo di Adria – Rovigo, monsignor Tomasi, vescovo di Treviso, monsignor Štumpf, vescovo di Koper/Capodistria e monsignor Allegra, vicario generale della diocesi di Bouaké in Costa d’Avorio.
Un saluto è stato portato, a nome dei venti vescovi della Conferenza Episcopale del Triveneto – e da quelli della vicina Slovenia – dal Patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia:
«Nella sua storia recente la comunità cristiana di Gorizia, dopo la tragedia della Seconda guerra mondiale, a causa dell’insipienza umana ha dovuto soffrire una dolorosa divisione (e frontiera) che i suoi pastori si sono impegnati a ricucire attraverso un non facile cammino di riconciliazione affinché le differenze etniche, culturali e religiose diventassero occasioni di comunione».
Prima della benedizione conclusiva, monsignor Dianin ha ricordato come
«Gorizia è al centro di diverse culture e identità. Ricordo in particolare i fratelli e sorelle di lingua friulana e slovena. Un fraterno ringraziamento a tutti voi nella consapevolezza di una storia e di identità preziose da preservare. Continueremo a camminare insieme; nella Chiesa i confini e le identità sono ponti per incontrarci».
Rientrando in sagrestia, l’arcivescovo ha sostato in preghiera nella cripta degli Arcivescovi lì sepolti: momento particolare e raccolto, anche nel ricordo di monsignor De Antoni, originario di Chioggia, che avrebbe compiuto 90 anni proprio nella giornata del 12 luglio.
Ivan Bianchi
Voce Isontina
Foto: Ilaria Tassini
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