Quattro seminaristi, un vescovo e un sacerdote: era questa la piccola comitiva che, nella mattinata di martedì 14 luglio, è partita dal Seminario Vescovile di via Besenghi alla volta della vicina Gorizia. Una meta familiare: appena due giorni prima, infatti, vi eravamo stati per la celebrazione dell’ingresso del nuovo Arcivescovo, monsignor Giampaolo Dianin, giunto dalla diocesi di Chioggia. Ma
Gorizia è soprattutto la sede della Comunità Propedeutica del nostro seminario: il cosiddetto “anno propedeutico”, il tempo in cui si muovono i primi passi nel cammino di formazione, sperimentando per la prima volta la vita comunitaria e il discernimento vocazionale. Ognuno di noi vi ha trascorso, più o meno, un anno.
Lì abbiamo incontrato anche Andrea, uno dei ragazzi che quest’anno ha concluso il percorso propedeutico.
Con la Chiesa isontina il legame è profondo e consolidato, non solo per ragioni storiche, ma anche perché condividiamo il cammino di formazione dei seminaristi insieme alla diocesi di Udine, presso il Seminario Interdiocesano di Castellerio di Pagnacco.
Ma cosa ci ha portati nella città isontina, per certi aspetti così vicina a Trieste e, per altri, così diversa? Anzitutto il desiderio di conoscerla più a fondo attraverso la sua storia. In questo ci ha accompagnati Andrea Bellavite, teologo e direttore della Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia, guidandoci alla scoperta di alcuni dei luoghi più significativi della città.
La prima tappa è stata il Castello di Gorizia: qui abbiamo ripercorso la storia della città, seguendone l’evoluzione nei secoli e comprendendone le profonde trasformazioni sociali e culturali. Il percorso è poi proseguito nel museo allestito nei pressi di piazza Transalpina, il luogo simbolo della città divisa, dove il confine tracciato nel 1947 separò improvvisamente una comunità che fino ad allora aveva vissuto come un’unica realtà. Attraverso documenti, fotografie e testimonianze abbiamo ripercorso le vicende dell’Ottocento asburgico, il passaggio all’Italia dopo la Prima guerra mondiale e, infine, la nascita di Nova Gorica, costruita sul versante jugoslavo nel secondo dopoguerra, mentre la parte storica della città rimaneva in territorio italiano. Una storia, per certi aspetti, simile a quella di Trieste, ma per altri profondamente diversa.
Ritrovarsi con una città divisa da un confine è una delle pagine più dolorose della storia europea del Novecento.
È diventato celebre, a questo proposito, l’aneddoto della mucca che, al momento della tracciatura del nuovo confine, si ritrovò con il muso in Italia e il resto del corpo in Jugoslavia: un’immagine che rende bene l’assurdità di una linea capace di separare non solo territori, ma anche persone, famiglie, amicizie e perfino la vita quotidiana. Dietro quel racconto, tramandato negli anni, si cela la sofferenza di un’intera comunità, improvvisamente divisa da una frontiera che attraversava case, cortili, campi e relazioni.
Prima di lasciare il museo – che si trova, non senza una certa forza simbolica, in territorio sloveno – merita di essere ricordata una riflessione condivisa dalla direttrice. Colpisce, infatti, la volontà di raccontare la storia senza cedere a letture ideologiche.
Ogni visitatore – e, ancor più, ogni guida – porta con sé uno sguardo personale sugli eventi, frutto della propria formazione, della propria sensibilità e anche della memoria trasmessa dalla famiglia. Una riflessione tanto semplice quanto vera, che invita a confrontarsi con il passato con onestà intellettuale e con il desiderio di comprenderne tutta la complessità.
Conclusa la visita, ci siamo spostati presso la sede della Comunità Propedeutica di Gorizia, ospitata nella canonica del parroco, don Nicola Ban. Qui, insieme al nostro compagno di studi Mirko, abbiamo condiviso il pranzo con il nostro Vescovo e con il nuovo Arcivescovo di Gorizia, monsignor Giampaolo Dianin: un momento semplice e fraterno, reso ancora più piacevole da una giornata non troppo calda, con il sole che aveva lasciato spazio a un cielo velato.

Nel pomeriggio abbiamo visitato la Digital Art Gallery, la mostra allestita all’interno della Galleria Bombi, in piazza Vittoria. A partire da una singola immagine, l’intelligenza artificiale genera una serie di animazioni che avvolgono il visitatore in un’esperienza immersiva fatta di luci, colori e movimento. Un’esperienza difficile da descrivere a parole e che, probabilmente, ciascuno vive in modo diverso secondo la propria sensibilità,
a testimonianza di come anche le nuove tecnologie possano diventare uno strumento di espressione artistica.
La giornata si è infine conclusa nella Cattedrale di Gorizia, dove il Vescovo Enrico ha presieduto la celebrazione eucaristica insieme a don Nicola Ban, parroco della Cattedrale e responsabile della Comunità Propedeutica, e a don Sergio Frausin, responsabile della formazione dei seminaristi. Con l’Eucaristia si è conclusa
una giornata intensa, ricca di storia, di fraternità e di incontro, per affidare al Signore quanto vissuto e invocare il dono di nuove vocazioni al ministero ordinato nelle nostre tre Chiese sorelle.
È stata perciò una giornata che ha unito memoria, fraternità e formazione, aiutandoci a conoscere meglio una Chiesa sorella e una storia che continua ancora oggi a parlare al presente.
Giulio Barelli
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