Ci sono eventi di particolare solennità che lasciano nei partecipanti la convinzione di avere avuto l’occasione di vivere un momento storico irripetibile, gioioso, rasserenante e carico di speranza.
È questa l’impressione con la quale si è conclusa la cerimonia di consegna delle spoglie mortali di monsignor Juraj Dobrila alla Basilica Eufrasiana di Parenzo, sabato 17 gennaio 2026.
Dobrila, di origini croate, è stato parroco di San Giusto (dal 1842 al 1858), poi vescovo di Parenzo e Pola (dal 1858 al 1875) e infine vescovo di Trieste e Capodistria dall’agosto 1875 al 13 gennaio 1882, anno della sua morte. La sua biografia è stata sintetizzata lo scorso dicembre in questo portale da Fabio Todero e da Mario Ravalico.
Nell’opuscolo distribuito alle centinaia di fedeli che hanno affollato in largo anticipo la Cattedrale di Parenzo è stata messa una sua effige con questo pensiero: “La patria è là dove batte il cuore, e il cuore batte là dove nostra madre ci insegna le prime parole”.
Il Presidente della Comunità croata di Trieste, J.C. Damir Murkovic, che ha curato il volume “I croati a Trieste”, così lo ricorda:
“Juraj Dobrila ha lasciato un’impronta indelebile nell’ambito spirituale, culturale e nazionale del popolo croato in Istria e non solo. Dell’uomo sono rimasto colpito dalle sue attenzioni verso i poveri e dalla battaglia per i diritti dei contadini istriani, mentre del Vescovo di Parenzo-Pola, mi hanno sempre affascinato le sue intuizioni, all’epoca davvero innovative, nel sostenere fortemente l’istruzione in lingua croata e la conservazione dell’identità nazionale, in un periodo di forti pressioni politiche e sociali”.
La cerimonia religiosa è stata concelebrata dai vescovi di Parenzo-Pola, Trieste e Zagabria. Presenti una ventina di vescovi croati e una delegazione di sacerdoti e fedeli della diocesi di Trieste.
Il vescovo di Parenzo, monsignor Ivan Stironja, ha esordito ricordando che, nella Cattedrale di Parenzo, Dobrila ha annunciato la lieta Novella, il Vangelo dell’amore di Dio e ha invitato tutti gli uomini di buona volontà all’amore, al perdono e alla riconciliazione.
“L’accordo raggiunto fra la Chiesa di Trieste e la Diocesi di Parenzo e Pola è un autentico gesto di amore evangelico, di reciproca stima e di amicizia. Il comandamento dell’amore è sopra tutti i comandamenti, non conosce confini, risana le ferite storiche, chiede di fare un passo verso l’altro, anche quando è difficile vedere gli altri non come avversari, ma fratelli e sorelle. Occorre pregare affinché anziché costruire muri e bunker, si costruiscano ponti, e questo diventi realtà nei nostri cuori”.
A questo invito hanno fatto immediato eco le parole del vescovo di Trieste, che ha esordito tentando di esprimere in croato “Un caro saluto al caro vescovo Ivan e tutti i vescovi e a tutto il popolo di Dio”, suscitando un immediato caloroso applauso. Ha iniziato ricordando il brano “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,34-35). Un brano che può essere riletto anche per la comunione tra le nostre Chiese.
“Il legame, la stima, la comunione tra le nostre Chiese vogliamo che siano un segno e una testimonianza che siamo discepoli di Cristo. E come discepoli di Cristo non restiamo chiusi nelle gabbie di violenze, incomprensioni, risentimenti e rigidità di un passato che ci ha fatto molto soffrire. Tutti. La consegna a questa Chiesa dei resti mortali di mons. Dobrila, la nostra presenza qui per pregare insieme con la Chiesa di Croazia vuole essere un gesto che ci rafforza in una storia di stima, di rispetto, di amicizia. Per questo mondo ancora in preda a conflitti e aggressioni diventi una profezia di pace. Una testimonianza che i discepoli di Cristo sanno intessere legami di pace e di fraternità anche tra i diversi popoli. Perché tutti dentro la medesima benedizione di Dio”.
Al termine della celebrazione eucaristica, in un momento colmo di silenzio e di profonda solennità per il suo significato storico, ha preso la parola l’arcivescovo di Zagabria Dražen Kutleša, a nome dei vescovi della Conferenza episcopale croata, esprimendo la gratitudine a tutti coloro che hanno reso possibile questo evento di particolare importanza spirituale. “La traslazione delle spoglie mortali del Vescovo Juraj Dobrila da Trieste a Parenzo… è il ritorno di un pastore tra il suo popolo e di un popolo alle proprie radici”.
L’arcivescovo ha poi ricordato che
“Dobrila sapeva che l’amore non si dimostra con le parole, ma con i fatti, le mani e il lavoro. Le sue mani erano le mani di un vescovo che si chinava sui poveri, le mani di un maestro che apriva scuole, le mani di un pastore che benedice e insegna, consapevole che un popolo senza lingua, senza cultura e senza istruzione diventa facile preda dei tumulti storici”.
Nell’Istria del suo tempo, molti vivevano ai margini, senza diritti, senza possibilità di scelta, senza voce. Le sue mani erano al servizio del popolo. Serviva stampando libri, donando borse di studio, difendendo i diritti di chi non poteva difendersi. Aveva capito che la Chiesa non poteva essere indifferente all’ingiustizia perché allora avrebbe tradito il Vangelo.
“Le sue azioni non nascevano dall’ideologia, ma dalla preghiera che educava la sua coscienza. Il suo cuore era radicato in Dio, nel Vangelo, nella consapevolezza che la vera forza della Chiesa non nasce dal potere, ma dalla santità”.
Raffaello Maggian
Foto di Raffaello Maggian e Diocesi Parenzo e Pola










