Gesù, afferma Leone XIV, “non viene come un ladro a rubare la nostra vita e la nostra libertà, ma a condurci nei giusti sentieri”.

“L’impiego dell’energia atomica sia al servizio della vita e della pace”. È l’appello di Papa Leone in questa quarta domenica in cui si ricorda il quarantesimo anniversario del “tragico incidente che ha segnato la coscienza dell’umanità”. Nell’esplosione del reattore 4 della centrale, secondo le stime ufficiali dell’Onu, morirono negli anni 4 mila persone. Fa ancora paura la centrale atomica, situata in una zona teatro di conflitto in Ucraina, che per Leone XIV “rimane un monito sui rischi inerenti all’uso di tecnologie sempre più potenti”. Nell’affidare le vittime e quanto soffrono ancora le conseguenze di quel disastro, il Papa auspica che “a tutti i livelli decisionali, prevalgano sempre discernimento e responsabilità, perché ogni impiego dell’energia atomica sia al servizio della vita e della pace.

La liturgia ci fa riflettere, in questa domenica, su Gesù buon pastore, che conosce le sue pecore, ma soprattutto è lui la porta dell’ovile, ovvero è quel passaggio tra questo mondo e il Padre, tra la morte e la vita. È la domenica – ma questo vale per ogni domenica – che “ci chiama fuori dal ‘sepolcro’ dell’isolamento, della chiusura, perché ci incontriamo nel giardino della comunione, di cui il Risorto è custode”, afferma il vescovo di Roma nell’omelia che pronuncia in basilica in occasione dell’ordinazione di dieci sacerdoti della diocesi di Roma.

Nel recinto delle pecore si entra dalla porta perché chi sale da un’altra parte “è un ladro e un brigante”, leggiamo in Giovanni. “Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” e la differenza è chiara afferma Papa Leone: “il pastore ha un legame speciale con le sue pecore e, perciò, può entrare dalla porta dell’ovile; se uno invece ha bisogno di scavalcare il recinto, allora è certamente un ladro che vuole rubare le pecore”.

Gesù, afferma Leone XIV commentando questo passo del quarto Vangelo, “ci sta dicendo di essere legato a noi da una relazione di amicizia: Egli ci conosce, ci chiama per nome, ci guida e, come fa il pastore con le sue pecore, ci viene a cercare quando ci perdiamo e fascia le nostre ferite quando siamo malati”.

È l’immagine cara a Papa Francesco, di cui abbiamo ricordato la sua morte una settimana fa, del pastore con l’odore delle pecore. E questo rapporto è il modello delle relazioni tra i cristiani e di quelle umane. Ieri come oggi molti si sono proposti come “pastori delle nostre esistenze ma solo il Risorto è il vero pastore”.

Gesù, afferma Leone XIV, “non viene come un ladro a rubare la nostra vita e la nostra libertà, ma a condurci nei giusti sentieri. Non viene a sequestrare o ingannare la nostra coscienza, ma a illuminarla con la luce della sua sapienza”. Non impone pesi, ma prende su di sé il fardello pesante del nostro peccato e ci libera. Così il Papa chiede di non dimenticare “anche quei ‘ladri’ che, saccheggiando le risorse della terra, combattendo guerre sanguinose o alimentando il male in qualsiasi forma, non fanno altro che rubare a tutti noi la possibilità di un futuro di pace e di serenità”.

Nella basilica di San Pietro l’ordinazione di dieci sacerdoti ai quali ha chiesto di sentirsi parte “di questa umanità sofferente, che attende la vita in abbondanza”. Ricorda loro che insieme agli altri battezzati “varcherete ogni giorno la soglia del Mistero, quella soglia che ha il volto e il nome di Gesù. Non nascondete mai questa porta santa, non bloccatela, non siate di impedimento a chi vuole entrare”.

E questo è valido ancor più oggi “specialmente dove i numeri sembrano delineare un distacco fra le persone e la Chiesa, tenete la porta aperta! Lasciate entrare e siate pronti a uscire”. I sacerdoti “sono un canale non un filtro. Molti credono di sapere già cosa c’è oltre quella soglia. Portano con sé ricordi, magari di un passato lontano; spesso c’è qualcosa di vivo che non si è spento e che attrae; a volte, però, c’è dell’altro, che ancora sanguina e respinge. Il Signore sa e attende. Siate riflesso della sua pazienza e della sua tenerezza”. Infine, dice loro di uscire, “trovate la cultura, la gente, la vita! Meravigliatevi per ciò che Dio fa crescere senza che noi l’abbiamo seminato”.

Quante persone oggi si sentono perse, incapaci di orientarsi. Costoro dice ai preti: “abitano pascoli che dovete conoscere. A volte vi sembrerà di non averne le mappe. Le possiede però il buon Pastore, di cui ascoltare la voce, così familiare”.

Fabio Zavattaro (SIR)

Foto Vatican Media/SIR

6min16


Chi siamo

Portale di informazione online della Diocesi di Trieste

Iscr. al Registro della Stampa del Tribunale di Trieste
n.4/2022-3500/2022 V.G. dd.19.10.2022

Diocesi di Trieste iscritta al ROC nr. 39777


CONTATTI



Ultimi Articoli