Liberatelo e lasciatelo andare: il ricordo di don Christian

Nel giorno del 50° anniversario di ordinazione sacerdotale, pubblichiamo il ricordo di don Christian Crisanaz, letto alle esequie da don Davide Chersicla

Lo scorso 30 maggio, durante la celebrazione delle esequie di don Christian Crisanaz, è stato letto il commosso ricordo che segue. Pubblichiamo il testo, scritto da don Davide Chersicla, in occasione del cinquantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale che don Christian avrebbe celebrato oggi, 27 giugno. Ripercorre con affetto, gratitudine e sincera fraternità il suo ministero, la sua umanità e la testimonianza di fede lasciata nelle comunità che ha servito.

Lo riproponiamo integralmente, perché la memoria di don Christian continui a suscitare riconoscenza, preghiera e speranza.

 

Gesù disse loro: “Liberatelo e lasciatelo andare” (Gv 11, 44).

Il nostro don Christian è stato sciolto e liberato dai vincoli di una malattia che ormai teneva prigioniero il suo corpo. La malattia, infatti, lo ha lentamente cambiato e lui se ne rendeva conto: dapprima serio, preoccupato, poi ansioso e triste e infine assente. Ma per chi lo ha conosciuto davvero, don Christian, “donCi” per i giovani di GDO, non era così, anzi: con la battuta pronta, a volte irriverente, come da seminarista in quello scambio di battute col rettore del seminario Ravignani che un giorno lo riprese: “Christian, come mai ti vedo sempre per le scale?” Egli rispose: “Evidentemente anche Lei don Eugenio è sempre per le scale!” Era scherzoso, perfino dispettoso: quando veniva a casa mia per Pasqua o Natale assieme ai suoi genitori, a me e mio fratello bambini faceva sempre le linguacce per farci arrabbiare!

Tanti lo ricordano prete giovane, segretario di mons. Lorenzo Bellomi, figura di vescovo che don Christian ha potuto apprezzare nel profondo, vivendo episodi poco noti che hanno messo in luce la grande carità del vescovo. Ricordava con commozione quella sera di un rigido inverno in cui affacciandosi alla finestra dell’episcopio il vescovo Lorenzo vide un senzatetto distendersi sulla panchina in piazza Hortis e chiese a don Christian di portarlo in casa per farlo dormire nel suo letto, mentre il Vescovo dormì sulla poltrona del salotto. Un gesto di Carità che poi ha segnato sempre la vita di Christian, cui non interessava tenere nulla per sé, ma si faceva intenerire il cuore da chiunque gli chiedesse qualcosa, fino a cadere inconsapevole vittima di approfittatori e malintenzionati.

Non era per nulla social, non aveva neanche il cellulare, non usava computer e il televisore era solo per il Tg, lui preferiva i libri: i testi del card. Martini e i libri scritti dagli ultimi Papi. E sicuramente, il breviario: spesso lo si vedeva con quel libro in mano. Recitava a memoria l’invitatorio, intanto, che a piedi andava a prendere il giornale alle 5, poi rientrato in casa le lodi nella cappellina della casa, e via dalle benedettine di Prosecco. Ogni giorno feriale e con ogni tempo lui era su alle 7 per la messa; era certamente un uomo di preghiera: più volte mi espresse la gioia e il gusto di “dire il breviario”, e quando iniziò a far fatica a gestire tutto quel “cambiare pagine e spostare segnalibri” fu per lui una grande sofferenza. Negli ultimi tempi, quando lo portavo in auto da Casa Ieralla ed era taciturno, lo invitavo a fare con me le lodi e recitava a memoria i salmi. A Gesù Divino Operaio, infatti, lo si vedeva pregare il breviario sotto il portico con la bella stagione, coi piedi al sole che si abbronzavano a righe secondo le fasce dei sandali francescani. San Francesco era una figura molto amata da lui, che ogni anno si riservava una settimana di ritiro alla Porziuncola di Assisi e da lì girava in auto per organizzare in loco il futuro viaggio parrocchiale annuale. Tanti ricordano ancora la sua giovialità nel viaggio a Czestochowa, capo corriera nel pellegrinaggio della GMG del 1991.

Negli ultimi tempi, a san Vincenzo lo ricordano per il suo tratto gentile e per la parola buona tra i banchi alla fine del rosario e le domeniche passate in confessionale.

Non si risparmiava nel lavoro pastorale, se c’era da celebrare una messa in più o andare da un malato o a presenziare a una penitenziale, ma anche nel lavoro casalingo: lui voleva assolutamente portar fuori l’immondizia, svuotare la lavastoviglie, preparare la tavola. E quanto lavorava in prima fila per l’organizzazione della festa campestre parrocchiale!

Diciamolo chiaramente: non era un santo, e di peccati ne aveva, e quante volte mi sono arrabbiato con lui! ma nel contempo aveva la capacità di rientrare in se stesso e chiedere scusa a Dio e a chi avesse offeso. Succedeva spesso che quand’ero suo viceparroco, alla sera ci si confessava a vicenda e poi si pregava insieme la compieta.

Avrebbe celebrato il 27 giugno il 50mo anniversario di Ordinazione. Aveva scelto un motto per il santino di prima messa: “Iddio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti”: probabilmente si meravigliava della scelta di Dio su di lui che si riconosceva manchevole e incapace per un compito così alto come il sacerdozio, ma il suo desiderio di servire la Chiesa, la sua generosità e giovialità, il suo amore per la preghiera hanno lasciato in chi lo ha conosciuto un bel ricordo che riesce a superare i suoi difetti.

Voi gli avete voluto bene pur ravvisando i suoi limiti e questo dà speranza anche a noi confratelli sacerdoti che non siamo perfetti ma ci sentiamo amati dal popolo che Dio ci ha affidato. Pregate per donCi, e pregate per i vostri sacerdoti.

don Davide Chersicla

 

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