Si è celebrata anche quest’anno, domenica 26 luglio, la festa dei Santi Anna e Gioacchino, patroni di Casa “Livia Ieralla”, la struttura residenziale per anziani della Diocesi, che ha sede a Padriciano, che ha accolto per l’occasione il Vescovo per la celebrazione eucaristica, insieme a ospiti, familiari e operatori.
Alla sua presenza, oltre 200 persone si sono ritrovate nel giardino della struttura per festeggiare i genitori di Maria, con la Santa Messa, un momento di convivialità e, per fortuna, con il sole che all’inizio ha fatto fatica a salutare la giornata!
Nella sua omelia, il Vescovo ha preso spunto dall’enciclica di Papa Leone XIV, “Magnifica Humanitas” per indicare il filo conduttore della giornata:
la capacità di trasformare i momenti di prova e di limite — così frequenti nella vita, e in particolare nell’esperienza degli anziani e dei malati — in occasioni di attenzione reciproca, tenerezza e ascolto. Una pazienza, ha ricordato, che richiama il patire più grande, quello di Cristo sulla croce, non riconosciuto dagli uomini pur essendo Figlio di Dio: un patire che la Messa rende presente e che insegna ad accogliere ciò che non abbiamo scelto, vivendolo, però, nella vicinanza gli uni agli altri.

Il Vescovo ha ringraziato i familiari presenti, sottolineando come il loro esserci regolarmente a Casa Ieralla sia un segno concreto che “la vita è preziosa, che non siamo dimenticati e trascurati”. Ha richiamato inoltre l’esortazione di Papa Leone XIV, nella Giornata dei nonni e degli anziani, a essere presenti gli uni per gli altri — un’attenzione reciproca che appartiene, ha detto, all’identità cristiana di tutti i credenti.
Al centro dell’omelia anche una riflessione sulla vera gioia: non quella del divertimento o del dovere, ma
quella di chi “accende la gioia negli altri”, portando un po’ di luce con un sorriso o un gesto di attenzione. Un’immagine ripresa dal significato del nome di una ospite della casa, la signora Lucilla — “portatrice di luce” — assunta dal Vescovo come invito per tutti a farsi, ciascuno a modo proprio, portatori di luce l’uno per l’altro,

riconoscendo in questo la presenza di Gesù nel fratello e nella sorella che vivono la debolezza, la sofferenza, il bisogno di sentirsi ancora amati.
Citando ancora l’Enciclica, il Vescovo ha concluso invitando a non avere paura della fragilità, che porta in sé una nuova potenzialità capace di illuminare anche le altre stagioni della vita: “Se anche tuo padre e tua madre si dimenticassero di te — ha ricordato citando la Scrittura — io mai mi dimenticherò di te e di quanto la tua vita è preziosa”. Parole che il Signore, ha detto il Vescovo, ripete oggi a ciascuno di noi.
Un invito che si lega idealmente ancora a papa Leone XIV che esorta nel suo messaggio alla vicinanza della Chiesa a questa generazione e l’urgenza di non lasciarla sola, riconoscendone la ricchezza e il valore insostituibile per l’intera comunità.
Matteo Sabini
Foto Matteo Sabini
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