Le eccezionalità del viola: dalla fisica alla storia

Durante il periodo di Avvento, tempo liturgico forte, ogni domenica, ecco una riflessione curata da una o un artista sui quattro colori che lo caratterizzano - 1

Parlare del viola, colore dell’Avvento, intenso periodo con cui si avvia il nuovo anno liturgico, ci consente un percorso articolato in cui, partendo dalla fisica e dalle remote origini storiche, scopriremo le molteplici eccezionalità di questo “non colore” e, forse, diventerà più agevole decodificarne la simbologia. 

Diciamo non colore perché, nella fisica, il colore definito dallo spettro del visibile è il violetto, colore dall’alta energia, la cui lunghezza d’onda è di circa 380 nanometri (1 nm=un milionesimo di millimetro). Le lunghezze d’onda ancora inferiori e con frequenza maggiore sono quelle dell’ultravioletto, non visibili all’occhio umano. Quelle via via superiori, con frequenza minore ed energia più bassa, fino ai 700 nanometri circa, sono anche contenute nello spettro visibile: si tratta degli altri colori che conosciamo, quelli dell’arcobaleno ed arrivano al rosso.

Opera di Marinella Perosa

 

Questa finestra della luce visibile è costituita da onde molto diverse tra loro, particolarmente tra le sue estremità che dunque non sono sovrapponibili. Convenzionalmente il viola si ottiene mescolando i colori primari di blu e rosso, contrapposti, ma ciò non è possibile nella fisica del colore puro. Invece, il fatto che si renda materialmente visibile il viola dipende in modo esclusivo dai nostri recettori oculari, coni e bastoncelli, che vengono stimolati contemporaneamente da due segnali così diversi, sommati tra loro dall’attività cerebrale, che li fonde per favorirne la percezione. Caratteristica incredibilmente eccezionale, perciò, per un colore che non possiede una firma spettrale ma che dipende dalla capacità del nostro cervello di interpretare la luce.

Opera di Marinella Perosa

 

Un’altra eccezionalità del viola risale alle sue origini antichissime, collegate ad un mollusco che vive racchiuso in una sinuosa conchiglia, dotato di una ghiandola da cui, sicuramente per caso, è fuoriuscita una preziosissima gocciolina incolore che però, attraversata dalla luce del sole e da qualche atomo di ossigeno, che con l’ossidazione ne modifica le molecole, ha assunto una colorazione dapprima bluastra poi definita porpora. La rarità di tale evento (oggi sappiamo che si verifica per la presenza di atomi di bromo nelle molecole che costituiscono il liquido) e della sua involontaria scoperta, costituiscono l’avvio e lo sviluppo di un’attività tintoria che si fa risalire ai Fenici. Una delle maggiori città regno era Tyro, già importante circa mille anni prima di Cristo. In uno studio del 1909 un chimico pazientemente intervenne su ben 12000 conchiglie e riuscì ad estrarre soltanto 1,4 grammi di colorante puro.  Si comprende bene la preziosità della porpora di Tiro, per la tintura di stoffe che potevano essere destinate soltanto a personaggi caratterizzati da altrettanta eccezionalità, per la loro posizione di potere e di sicuro prestigio. Infatti, da allora è il colore simbolo di regalità, di esclusività, di lusso e di potere, ma anche del mistero, dell’indefinibile, della spiritualità

Un’esposizione di Mark Rotkho (Wikimedia Commons – pubblico dominio)

 

Così sono piuttosto rari i petali dei fiori che precisamente sono identificabili con il viola e come nella natura, anche nell’arte è un colore raro. È molto variabile nella saturazione e nell’intensità della tinta, piuttosto instabile nel tempo, profondamente suggestivo ed evocativo, come nei quadri dalle profonde campiture di Mark Rothko, che sembrano invitare ad una dimensione intima, raccolta, idonea all’esplorazione interiore.  Forse è l’insieme di queste eccezionalità a strutturare la simbologia intrinseca alle varie tonalità, dal viola al porpora. Simbologia spesso vaga perché legata a concetti anch’essi piuttosto complessi. Per esempio, nella liturgia dell’Avvento come in quella della Quaresima i tempi liturgici sono sì scanditi nel tempo, ma l’esercizio spirituale che viene espresso in quei periodi potremmo dire che non ha inizio o fine. L’attesa, la penitenza, l’elaborazione del lutto sono fasi che non esauriscono la loro portata nel periodo liturgico proprio perché possono espandersi in una ricerca spirituale continua

Marinella Perosa

FOTO in evidenza: tratta dal sito https://pxhere.com/it/photo/1666368 (pubblico dominio)

 

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