La mediazione umanistica e la giustizia riparativa a scuola

Al primo incontro della Cattedra di San Giusto sulla pace in ambito scolastico, Sara Dall’Armellina, presidente di “La Voce” di Vittorio Veneto-Conegliano

Mercoledì 4 marzo ha preso avvio l’edizione 2026 della Cattedra di San Giusto, che prevede 4 incontri aventi come filo conduttore il tema “Disarmati. Percorrere strade di pace”.

Nella sua introduzione, don Sergio Frausin ha portato i saluti del Vescovo, monsignor Enrico Trevisi, assente perché impegnato in esercizi spirituali con i Vescovi del Triveneto. Don Frausin ha sottolineato come gli appuntamenti della Cattedra vogliono 

mostrare il desiderio della Chiesa di Trieste di offrire alla città momenti significativi di riflessione sul tema della pace e spunti su come essere noi stessi protagonisti, nel divenire operatori di pace negli ambiti in cui viviamo e operiamo, ciascuno secondo il proprio livello di responsabilità.

Ha poi ricordato che Papa Leone XIV, nel suo primo incontro con i Vescovi Italiani, ha chiesto che ogni comunità sia una «casa della pace e della non violenza», «dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. 

La pace non è un’utopia spirituale: è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione. E che chiede oggi, più che mai, la nostra presenza vigile e generativa».

Il primo incontro della Cattedra di San Giusto è stato dedicato al tema della pace in ambito scolastico, con il racconto di esperienze concrete di giustizia riparativa in decine di scuole. La relatrice, dott.ssa Sara Dall’Armellina, è formatrice e mediatrice esperta in giustizia riparativa (D.Lgs. 150/2022) e Presidente dellAssociazione di promozione sociale “La Voce” di Vittorio Veneto-Conegliano, fondata nel 2008, che utilizza il metodo “umanistico”, sviluppato a partire dagli anni ’80 da Jacqueline Morineau, riconosciuta come una delle più grandi esperte mondiali di mediazione. “La mediazione umanistica e la giustizia riparativa” si legge nel dépliant illustrativo dell’Associazione “offrono spazi di incontro e di ascolto, non giudicante e riservato, a partecipazione volontaria, a chi sta vivendo una situazione di conflitto e vuole provare ad attraversarla. Con l’accompagnamento dei mediatori le parti potranno avviare un cammino di reciproco riconoscimento e intavolare una costruzione concordata di comportamenti futuri tra le parti”.  

 La dott.ssa Dall’Armellina ha esordito ricordando il proverbio africano che dice “fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce” e noi siamo abituati a sentire il rumore degli alberi che cadono: conflitti, atti di bullismo, crisi educative. Molto meno sentiamo e ci viene fatto sentire il suono di relazioni che maturano, di dialoghi che ricominciano, di ferite che trovano parola. «Questa sera» ha continuato la relatrice «proveremo ad entrare in una foresta che qui, a Trieste, da qualche anno sta sottovoce continuando a crescere! Come Associazione La Voce, da anni ci prendiamo cura dei programmi di giustizia riparativa per le province di Treviso e Belluno, con la Regione Friuli Venezia Giulia abbiamo collaborato per la stesura delle linee guida regionali e per l’avvio dei primi programmi per adulti e minori, in raccordo con tribunali e uffici di esecuzione penale. 

Alcuni dei nostri mediatori sono ora impegnati nel porre le basi della prossima costituzione del Centro di Giustizia Riparativa della Regione Friuli Venezia Giulia anche in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste.

Quando parliamo di mediazione penale e programmi di giustizia riparativa, ci riferiamo a persone collegate da un fatto di reato: la vittima, la persona indicata come autore dell’offesa, chiunque della comunità si sia sentito ferito da quanto accaduto. 

L’obiettivo è di attivare un percorso che può portare le persone ad un incontro. Si tratta di un itinerario fondato su ascolto, non giudizio, confidenzialità, gratuità, partecipazione attiva… e il tempo necessario perché questo possa accadere. Ma accanto all’ambito penale, quasi subito, abbiamo sentito che questa pratica poteva abitare anche i luoghi educativi».

In tale campo, l’associazione ha, infatti, maturato, a partire dal 2015, esperienze in una cinquantina di scuole, tra primo e secondo ciclo, delle province di Pordenone, Treviso, Trieste, Vicenza, Belluno e Venezia, attraverso momenti informativi, laboratori, interventi di “pronto soccorso” per classi in difficoltà e percorsi che hanno portato all’avvio (in una quindicina di scuole) delle “Aule di Mediazione”. A Trieste dal 2020 è iniziata la formazione di mediatori in alcuni Istituti comprensivi e dal 2022 è stata aperta l’Aula di Mediazione all’Istituto Comprensivo “Weiss”. Nell’Aula di Mediazione collaborano, dopo un percorso formativo, un gruppo di adulti (insegnanti, dirigente, genitori e personale non docente) insieme ad un gruppo di alunni mediatori. 

«L’aula di mediazione e le pratiche riparative» ha precisato la dott.ssa Dall’Armellina 

«possono essere uno spazio di dialogo a partire da incomprensioni, tensioni, litigi fra studenti (ma anche con adulti), ma sono anche uno spazio che può essere proposto ai ragazzi come alternativo o complementare alla sanzione disciplinare, come previsto dalla legge 70/2024 e dalle LINEE DI ORIENTAMENTO per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo 2021».

La relatrice ha poi dato la parola alla professoressa Daria Parma, Dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo “Tiziana Weiss” di Trieste, che ha raccontato la sua esperienza di utilizzo della giustizia riparativa in campo scolastico: «In tale contesto» ha spiegato «si è cercato di affrontare i conflitti, non tanto attraverso sanzioni disciplinari, a volte necessarie, quanto soprattutto 

facendo esprimere alle parti interessate le emozioni e il senso di solitudine che la situazione di conflitto ha generato nelle persone. Fondamentale è stato l’avvio del corso di formazione alla mediazione, cui hanno partecipato docenti, studenti e genitori, Ad essi è stato affidato poi il compito di intervenire, in qualità di mediatori, nelle situazioni conflitto, favorendo l’ascolto reciproco e il dialogo fra le parti».

La conferenza si è conclusa con il racconto del proprio vissuto da parte di Beatrice Rossi e Paolo Stanese, docenti della Scuola Secondaria “Stuparich”, Manuela Fabro, maestra della scuola Giotti, mediatrice e mamma di un ragazzo mediatore, e, inoltre, degli studenti Ada e Margherita, che fanno parte del “Centro di Giustizia Riparativa Young”, formato da ragazzi che formati alla mediazione a scuola, continuano a ritrovarsi per allenarsi a portare questo stile anche fuori dalla scuola. 

Al termine degli interventi, don Frausin ha ricordato gli appuntamenti successivi della Cattedra di San Giusto: 11 marzo, monsignor Michele Tomasi, Vescovo di Treviso: “Educare a una pace disarmata e disarmante”; 18 marzo, Marco Girardo, direttore di Avvenire: “Come dare voce e spazio alle storie di riconciliazione, ai processi silenziosi, ai costruttori di ponti e di nuove possibilità per la pace?”; 25 marzo, Adriano Roccucci, Comunità di Sant’Egidio: “Osare la pace in un tempo di guerra: quali vie di speranza?”.

Raffaello Maggian 

Foto: Luca Tedeschi

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