Che cronista Giovanni nel suo Vangelo di Pasqua. Sembra quasi una sceneggiatura per uno speciale tv: prima Maria di Màgdala che giunta al sepolcro che è ancora buio e vista la pietra rotolata corre indietro da Pietro e Giovanni “quello che Gesù amava”. Quindi è la corsa dei due discepoli che entra in scena con Giovanni che arriva prima di Pietro e vede i teli posati, il sudario avvolto in un luogo a parte; ma una volta entrato “vide e credette. Infatti, non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti”.
Nel messaggio Urbi et Orbi che Papa Leone pronuncia dalla Loggia delle Benedizioni, ricorda che davanti a quel sepolcro vuoto “possiamo riempirci di speranza e di stupore, come i discepoli, o di paura come le guardie e i farisei, costretti a ricorrere a menzogna e sotterfugio pur di non riconoscere che colui che era stato condannato è davvero risorto”.
La Pasqua è l’annuncio antico e sempre nuovo della vittoria della vita sulla morte: Cristo è risorto. Papa Benedetto XVI ricordava che “la risurrezione di Cristo non è il frutto di una speculazione, di un’esperienza mistica: è un avvenimento, che certamente oltrepassa la storia, ma che avviene in un momento preciso della storia e lascia in essa un’impronta indelebile”. La Pasqua è una vittoria afferma nel messaggio pasquale Papa Leone, la vittoria “della vita sulla morte, della luce sulle tenebre, dell’amore sull’odio”. Una vittoria a “carissimo prezzo” perché Cristo ha dovuto subire una ingiusta condanna, essere schernito e torturato e morire sulla croce. Ma ha vinto grazie alla potenza di Dio: “amore che crea e genera, amore fedele fino alla fine, amore che perdona e riscatta”. Ha vinto perché “ha percorso fino alla fine la via del dialogo, non a parole ma nei fatti: per trovare noi perduti si è fatto carne, per liberare noi schiavi si è fatto schiavo, per dare la vita a noi mortali si è lasciato uccidere sulla croce.
La forza con cui Cristo è risorto è totalmente non violenta”. Davanti a quel sepolcro vuoto dobbiamo lasciarci stupire da Cristo, dice Leone XIV, e “cambiare il cuore”.
Non ha bisogno di citare nomi di nazioni e paesi in guerra il Papa, e nel suo appello afferma: “chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo”.
Ricordando le parole del suo predecessore Francesco, che meno di un anno fa diceva “quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo”, Leone XIV dice: “c’è sempre più una marcata globalizzazione dell’indifferenza”. E aggiunge che “ci stiamo abituando alla violenza, ci rassegniamo ad essa e diventiamo indifferenti. Indifferenti alla morte di migliaia di persone. Indifferenti alle ricadute di odio e divisione che i conflitti seminano. Indifferenti alle conseguenze economiche e sociali che essi producono e che pure tutti avvertiamo”. La pace che Gesù ci consegna, sottolinea, “non è quella che si limita a fare tacere delle armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi! Convertiamoci alla pace di Cristo! Facciamo udire il grido di pace che sgorga dal cuore”. Di qui l’invito a prendere parte alla veglia di preghiera per la pace che sabato 11 aprile ci svolgerà nella basilica di San Pietro. “In questo giorno di festa – afferma il Papa – abbandoniamo ogni volontà di contesa, di dominio e di potere, e imploriamo il Signore che doni la sua pace al mondo funestato dalle guerre e segnato dall’odio e dall’indifferenza che ci fanno sentire impotenti di fronte al male”.
Quel sepolcro vuoto ci invita alla speranza, a non aver paura della morte. Celebrando la Messa del giorno in basilica vaticana Papa Leone ricorda che la morte è sempre in agguato e la vediamo “dentro di noi, quando la zavorra dei nostri peccati ci impedisce di spiccare il volo; quando le delusioni o le solitudini che sperimentiamo prosciugano le nostre speranze; quando le preoccupazioni o i risentimenti soffocano la gioia di vivere”. Ma la vediamo anche “nelle ingiustizie, negli egoismi di parte, nell’oppressione dei poveri, nella scarsa attenzione verso i più fragili. La vediamo nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i più deboli, per l’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge”. Proprio quel sepolcro vuoto, luce che illumina l’oscurità, ci dice che il messaggio della Pasqua è proprio la vittoria della vita sulla morte, della speranza sullo smarrimento, sul timore, è invito a camminare per costruire ponti di dialogo, strade di giustizia e di pace.
Fabio Zavattaro (SIR)
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