Ciascuno, con il proprio “mattone”, costruttore di pace

Alla Veglia diocesana di Pentecoste, un segno e un invito per ogni persona a camminare, con l'aiuto dello Spirito Santo, come pietre vive sulla via della pace

“Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire” (Atti 2,32.-33). E noi tutti, sotto la Sua croce, sabato 23 maggio ci siamo riuniti attorno al Vescovo Enrico nella chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo per chiedere ancora una volta il dono dello Spirito, perché, come fuoco, purificasse i nostri cuori, come luce, illuminasse le nostre menti e come vento guidasse i nostri passi sulla via della pace. 

Siamo stati convocati da Dio per essere “costruttori di pace”: da Babele, con la sua comunità presuntuosa e arrogante, a Pentecoste, per poter tornare al progetto di Dio e «vincere la vanagloria umana che spinge gli uni contro gli altri”, come ci rammenta il Vescovo». 

Una Veglia incastonata in una solenne liturgia, nella quale ogni lettura, ogni salmo, ogni preghiera ci hanno spinto a chiedere il dono dello Spirito Santo, per rinnovare la faccia della Terra. 

All’inizio della celebrazione abbiamo compiuto un gesto poggiando sette mattoni innanzi all’altare, per costruire un ponte di pace fatto di perdono, cura, ascolto, mitezza, dialogo, giustizia e comunione.

Un ponte cementato dall’acqua e dal sangue di Gesù, che nel santissimo Sacramento dell’Eucaristia si è posto come pastore in mezzo al Suo popolo; e abbiamo ricevuto la grazia di adorarlo e stare assieme a Lui “scegliendo la parte migliore”, invocando lo Spirito, come ci ha esortato Vescovo Enrico, «perché la nostra fede sia audace e gioiosa, capace di restare salda nel Vangelo anche dentro la complessità di questo tempo».

Non è mancata in questo tempo la preghiera per la nostra Trieste, 

«per saper coniugare secondo il progetto di Dio la giustizia e la carità, l’attenzione ai disperati e ai poveri con l’edificazione di una città sicura e solidale». 

Abbiamo sentito infatti dal Libro del profeta Ezechiele (37,1-14) che Dio vuole la vita, e che noi siamo immessi nella vita divina; 

«Questa è la notizia bella: Dio vi vuole vivi e vince la nostra morte. Invochiamo lo Spirito per essere segni anticipatori della vittoria della vita sulla morte, anche dentro i drammi di questo tempo».

E proprio a riguardo, Vescovo Enrico ci ha ricordato alcuni dei recenti martiri che per mezzo dello Spirito ci dicono come «l’amore di Dio non indietreggia nemmeno oggi di fronte alla protervia vigliacca di terroristi ed estremisti»: don Donald Martin, suor Evanette Onezaire e suor Jeanne Voltaire, don Mattew Eya. «E potremmo proseguire in questa memoria di uomini e donne che sorretti dallo Spirito sanno testimoniare nell’oggi la loro fede in Cristo».

A ricordo di quanto visto e udito, al termine della celebrazione, abbiamo ricevuto un segno, un piccolo mattone posto su un cartoncino con scritto “Sii costruttore di Pace”. Un mattone forato, che ci ricorda che l’acqua viva dello Spirito ricevuta da Gesù è dono per gli altri e può passare, se glielo permettiamo, attraverso di noi, pietre vive, per portare quella pace che solo Gesù può donare.

“E adesso va, e sii costruttore di Pace”. 

Igor Cocevari

Foto: Guido Sandrin

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