Antoni Gaudì y Cornet: architetto, artista e Venerabile

A cent'anni dalla morte, un ricordo dell'artista spagnolo, di cultura catalana, "rivoluzionario" e visionario. Il suo capolavoro, la Sagrada Familia

Cent’anni fa moriva, travolto da un tram, il grande architetto Antoni Gaudì y Cornet, artista “rivoluzionario” nell’arte quanto nella vita, tanto che Papa Francesco lo ha proclamato Venerabile, confermandone le virtù eroiche.

Il nostro  artista, prendendo le mosse dal Modernismo (che è la versione catalana dell’Art Nouveau),

trasforma questo stile in un linguaggio visionario e multiforme che ancora oggi ci affascina. A Barcellona progettò (tra le altre) Casa Milà e Casa Batllò: in quest’ultima il tetto a squame sembra il  profilo di un drago, i balconi assomigliano a vertebre di animali sostenute da ossa allungate, ma ci possono apparire anche come maschere di carnevale attorniate da vivaci colori.

 

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Per il mecenate Eusebi Guell progettò un Palazzo ed un importante multiforme parco, che  comprende un viadotto con colonnato inclinato, una lunga e comoda panchina a forma di serpente, colonne doriche imponenti, in cima una piccola ricostruzione del Golgota e all’ingresso una fontana-salamandra che accoglie il visitatore stupito. Per molta parte questi  elementi sono decorati con il “trencadìs”, un mosaico di frammenti di ceramiche, cosicché Gaudì inventa anche il riutilizzo dei materiali di scarto

Principale maestro di Gaudì era, come egli affermò più volte, la natura, così rigogliosa e multiforme nel suo paese, che lo spinse a imitarla , rendendo le sue costruzioni vive ed organiche. Si movimentano i muri, i soffitti, le balaustre, secondo quel pensiero che espresse così: “La linea retta è la linea degli uomini, quella curva la linea di Dio”.

 

Il vero capolavoro che lo impegnò dai suoi 31 anni fino alla morte (avvenuta a 74 anni), fu il Tempio Espiatorio della Sagrada Familia, grande costruzione voluta dal libraio Josep Maria Bocabella e dall’Associazione Spirituale di S.Giuseppe da lui fondata. Il primo architetto, che aveva in mente una costruzione neogotica, lasciò presto il progetto a Gaudì che la modificò rendendola più viva e palpitante, più simile alle forme di natura, più originale per i diversi materiali usati, la ricca decorazione cromatica, la vibrante ricchezza degli animali scolpiti e la varietà dei simboli che sottende.

L’idea di un tempio espiatorio che si costruisce solo grazie alle offerte dei fedeli ci riporta ai cantieri delle Cattedrali medievali e ci parla di un architetto non isolato, ma portavoce di un popolo e al servizio della Chiesa.

Dopo la sua  morte altri architetti hanno proseguito il lavoro fino ad oggi, guardando ai suoi progetti e soprattutto al significato che egli imprimeva a quelle forme, come ebbe a spiegare lo scultore giapponese Etsuro Sotoo: “Ho capito che dovevo guardare a Ciò che guardava Gaudì”.

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Il grande edificio a tre navate presenta altrettante facciate dedicate rispettivamente alla Natività, alla Passione e alla Gloria di Nostro Signore: a Lui è intitolata anche la torre più alta, che raggiunge i 172,5 metri dando così all’edificio il primato di “chiesa più alta al mondo”.

L’interno è come una foresta dove si intrecciano le ramificazioni di alte colonne, lanciate verso finestre dai vetri colorati e luminosissimi: nel progetto Gaudì ha utilizzato dei modellini costruiti manualmente con semplici corde e pesi per studiare l’arco catenario, ha osservato direttamente le proprietà dei materiali e lo svilupparsi di forme naturali come ad esempio la spirale aurea. 

L’edificio è già stato consacrato da Papa Benedetto XVI nel 2010, e si prevede che venga ultimato quest’anno, anche se, come diceva l’autore, “il mio committente non ha fretta”, essendo il suo committente Dio stesso! Da questo si evince che Gaudì non lavorò per la propria fama ma per la Gloria di Dio, fino ad impegnare tutto se stesso e i suoi averi nell’impresa per Lui, e a Lui ritornare, povero e spoglio. Proprio ieri, 10 giugno, Papa Leone XIV ha benedetto la torre più alta con la croce, tridimensionale e a quattro bracci, della Torre di Gesù Cristo che ora veglia su tutta Barcellona.

Marina Gobbato

Foto tratte da Wikipedia

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