Tra le false convinzioni del nostro tempo c’è anche quella per la quale tutti i migranti del mondo vogliano venire in Europa. Nel mio recente viaggio in Brasile – per visitare alcuni circoli dell’Associazione Giuliani nel Mondo (AGM) che riuniscono i nostri emigrati, esuli e loro discendenti nei cinque continenti – ho potuto toccare con mano che non è così. Ed è stato grazie a una visita alla “Missão Paz” (Missione di Pace) di San Paolo del Brasile, organizzata da Roberto Bartoli, una delle colonne del circolo AGM locale. “Missão Paz” è una struttura gestita dai padri scalabriniani che, oltre ad ospitare le celebrazioni religiose in italiano per la nostra comunità, si occupa soprattutto di prima accoglienza, assistenza, accompagnamento all’inserimento degli immigrati, alquanto numerosi a San Paolo, provenienti soprattutto dal resto dell’America latina, ma anche dall’Africa. E non importa in che modo siano arrivati lì!
Il complesso comprende la Casa del Migrante – con 110 posti letto messi a disposizione dei nuovi arrivati (a rotazione), in attesa di una sistemazione migliore e di un’opportunità di lavoro e, quindi, di autonomia per loro – il Centro Pastorale di Mediazione, il Centro di Studi Migratori, la web radio “Migrantes” e, infine, la chiesa di Nostra Signora della Pace. Naturalmente,
l’assistenza viene fornita senza nessuna discriminazione o forzatura riguardo al credo religioso e mi ha molto colpito l’impegno profuso per valorizzare al meglio le eventuali competenze già possedute dalle persone immigrate oppure l’opportunità di seguire corsi di formazione per chi non le ha ancora, con l’obiettivo – molto spesso raggiunto – di trovare l’occupazione lavorativa più adatta a ciascuno di loro.
Il Centro di Studi Migratori fornisce tutti i dati e le analisi necessarie a programmare e indirizzare le attività della Missione. La chiesa di Nostra Signora della Pace è aperta a tutti e ha recentemente ospitato la celebrazione per l’80esimo anniversario della Repubblica Italiana così come tutte le festività della comunità italiana e di quella del Friuli Venezia Giulia in particolare.
La web radio “Migrantes”, invece, trasmette 24 ore al giorno in tutte le lingue dei vari gruppi di migranti, di oggi e di ieri. Sì, di ieri perché tutta la struttura è gestita dai missionari Scalabriniani, ordine religioso fondato da San Giovanni Battista Scalabrini, sorto per assistere gli emigrati italiani nel mondo quando erano i nostri connazionali e corregionali a dover emigrare, soprattutto per ragioni economiche, senza sapere niente del Paese nel quale andavano ad iniziare una nuova vita, ed in particolare ignorandone la lingua: quest’ultimo fattore li metteva in una situazione di difficoltà ed emarginazione, ma proprio in queste difficoltà hanno trovato la forza e le capacità per riscattarsi ampiamente. Ora, quello stesso ordine religioso si dedica all’assistenza dei migranti, di tutte le origini, fedi religiose e nazionalità in tutto il mondo: che esempio!

Certo, Roberto – la mia guida – avrebbe voluto che fosse padre Paolo Parise, lo scalabriniano che gestiva il centro fino a poco tempo fa, ad accompagnarci, ma da poche settimane padre Parise è stato chiamato ad assumere nuove e maggiori responsabilità a Roma: questo non gli ha impedito di farmi da cicerone assieme a Poliana Fonseca (eccoci assieme nella fotografia in evidenza) nella visita alla struttura, ora coordinata da padre Lauro Bocchi e padre Irmani Borsatto. Ma perché proprio questa visita nella mia breve sosta a San Paolo, potrebbe chiedersi qualcuno? Perché Roberto presta la sua opera presso la Missione come volontario e questo gli fa onore e mi rende orgoglioso della sua appartenenza alla comunità giuliano-dalmata di San Paolo. Assieme alla sorella Rossana, è protagonista della celebrazione del Giorno del Ricordo ogni anno, sempre presso la Missione di Pace di San Paolo, per commemorare la tragedia delle foibe e dell’esodo da Istria, Dalmazia e Fiume, ma alle parole fa anche seguire i fatti, stando vicino agli immigrati di oggi, oltre che a quelli di ieri.
Ecco la dimostrazione di quanto serva ricordare le proprie radici, traducendo ciò in comportamenti concreti, e, d’altro lato, quale straordinario esempio possiamo trarre da “Missão Paz” che, pur in un Paese che non ha i problemi di invecchiamento della popolazione e di “inverno demografico” dell’Italia (e di tutta Europa) è capace di accogliere i nuovi immigrati e di non farli sentire rifiutati.
Grazie “Missão Paz”, grazie padri Scalabriniani e grazie a Roberto che mi ha fatto scoprire questa bella realtà!
Giorgio Perini
presidente Associazione Giuliani nel Mondo
Foto di Giorgio Perini



