Sorprese a Curitiba: poveri, Santuari e pedagogia mariana

Per i 75 anni dell’immigrazione giuliano-dalmata nel Paranà (Brasile), incontro dell’Agm con la Congregazione del “Boccone del Povero” e il “Movimento di Schönstatt”

Strano come possa accadere di scoprire dall’altra parte del mondo qualcosa che avevo molto più vicino – nella stessa Italia – ma di cui non conoscevo l’esistenza. È successo a me, in Brasile, e le realtà, per me nuove, di cui vorrei parlarvi sono addirittura due (e mi scuso con chi magari le conosce già benissimo): si tratta del Movimento di Schönstatt (e dei suoi santuari) e della Congregazione Missionari Servi dei Poveri (o del “Boccone del Povero”). 

Altra cosa curiosa è che le ho scoperte contemporaneamente, lo stesso giorno, lo scorso giugno, in occasione della cerimonia conclusiva delle celebrazioni del “Giubileo di Diamante”, cioè i 75 anni (1951-2026) dell’immigrazione giuliano-dalmata nello Stato del Paranà – e, in particolare nella città di Curitiba, la capitale – organizzate dal locale circolo dell’Associazione Giuliani nel Mondo. Eh sì, perché la cerimonia conclusiva consisteva in una Santa Messa nel Santuario “Tabor Magnificat” del Movimento Apostolico di Schönstatt che si trova – non a caso – in Via Padre José Kentenich a Campo Comprido, uno dei rioni di Curitiba. Non a caso, perché padre Josef Kentenich (1885-1968) è stato il fondatore del Movimento, in Germania, vicino a Coblenza – appunto nella località di Schönstatt, crasi delle due parole tedesche che significano “bel luogo” – nel mese di ottobre del 1914, quando, cioè, la prima guerra mondiale era scoppiata solo da qualche mese.

Padre Kentenich aveva ricevuto l’incarico di occuparsi, tra l’altro, di una comunità di studenti del locale seminario minore e la tragedia della guerra mondiale, anche se ancora difficile da percepire nelle sue reali dimensioni in quel momento, deve averlo ispirato nel creare, assieme a quegli studenti  appartenenti alla congregazione mariana, il movimento – dedicato alla Madonna come Madre non solo di Gesù, ma di tutti gli uomini – e nel dargli un carattere marcatamente apostolico e laicale, adatto ad accompagnare chi vive quotidianamente in un ambiente sempre più scristianizzato e materialista (chissà cosa direbbe Padre Kentenich se tornasse oggi sulla terra!). Lo strumento è la fratellanza, a tutti i livelli. L’obiettivo finale era ed è il superamento della massificazione dei nostri tempi e non occorre sottolineare quanto ce ne sia bisogno. Oggi più di allora. Quale preveggenza o, piuttosto, ispirazione!

Il santuario “Tabor Magnificat” di Curitiba è una delle circa duecento repliche del primo santuario di Schönstatt, disseminate in 35 paesi in tutti i continenti, e naturalmente anche in Italia. Ma quando vi sono stato accompagnato non ne sapevo ancora niente. 

Allo stesso modo, non sapevo nulla dei Missionari Servi dei Poveri – o del “Boccone del Povero” –, ordine fondato nel 1887 dal beato Giacomo Cusmano, come completamento del percorso iniziato vent’anni prima,  nel 1867, quando aveva avviato l’opera del “Boccone del Povero”, in Sicilia, a Palermo. Che emozione scoprirlo in Brasile!

“Ma cosa c’entra questo con il santuario Tabor Magnificat?” potrebbe chiedersi qualcuno. Molto semplice: il giovane sacerdote che ha celebrato la Santa Messa per la nostra collettività giuliana, proprio in quel santuario, don Leandro dos Santos Pereira, fa parte di quella congregazione. La cosa mi ha incuriosito molto: un giovane sacerdote  brasiliano che svolge la sua missione nella sua città, ma in qualità di membro di una congregazione nata in Sicilia… Così mi sono fatto spiegare: don Leandro aveva frequentato fin da piccolo la comunità dei Missionari dei Servi dei Poveri, presente anche in Brasile con la delegazione  “Mãe de Deus”, proprio a Curitiba, e ha pian piano maturato la decisione di seguire il loro esempio.

Fin qui il resoconto, pieno di meraviglia e di stupore, di un semplice testimone esterno, impreparato come me, che si è trovato a  sfiorare cose più grandi di lui. Al contrario la presidente del Circolo Giuliano di Curitiba, Maria José Cettina de Luca,  non ha assolutamente organizzato per caso la celebrazione della Santa Messa in quel santuario, perché svolge attività di volontariato presso la sede locale del Movimento (fa parte della Lega delle Madri ed è ministro straordinario dell’Eucaristia). A lei ho chiesto una testimonianza che troverete qui di seguito.  Posso solo aggiungere che Maria José è  rimasta molto colpita dal fatto che il giorno in cui l’ho contattata corrisponde alla data in cui ai veggenti di Medjugorje è stato rivelato che sarebbe nata la Madonna (anche se la liturgia festeggia l’anniversario l’8 settembre): secondo lei non è una coincidenza. Di certo sarebbe solo l’ultima di una serie.

Testimonianza di Maria José Cettina de Luca

Il Santuario Tabor Magnificat di Schönstatt a Curitiba (Brasile) è stato fondato nel 1985, ma io al principio non lo frequentavo regolarmente. Andavo a volte, ogni tanto, quando avevo un po’ di tempo fra i tantissimi impegni lavorativi e anche personali. Ma sempre pensavo: “Che bel posto, come mi sento bene qui!”. E poi nella mia famiglia si sono verificate  gravissime situazioni che per mezzo della medicina o della mano umana non avrebbero avuto mai una soluzione. Ma ogni volta che mi rivolgevo al Santuario e pregavo la Madonna Tre-Volte-Ammirabile tutto si risolveva e andava a buon fine. E così invitavo i miei familiari e i miei amici a visitarlo e a pregare, specialmente in situazioni di vero bisogno, ma non solo. Sentire la pace di quel luogo è una vera benedizione per tutti in mezzo al caos della vita moderna.

Poi, piano, piano, ho cominciato ad andarci più spesso. Di solito andavo alla chiesetta, ma specialmente le domeniche guardavo la folla che veniva su dalla grande Cappella e pensavo “Ma come… tutta questa gente!” e osservavo le famiglie con i figli, bambini che correvano, persone di tutte le età e tutte con la stessa allegria e tanta fede. Pensavo al detto: “È dai frutti che si riconosce l’albero”, allora ho concluso che un posto con della gente così doveva essere veramente speciale.

Un giorno, dopo aver fatto le mie preghiere abituali, ho incontrato una suora, di nome Doralice. Lei mi aveva già vista al Santuario molte volte e quel giorno mi ha invitata a partecipare alla “Lega delle Madri”. Veramente mi sono molto emozionata perché era un mio profondo desiderio far parte di quella allegria e fede che vedevo lì, ma non sapevo da dove partire. E da quando ho cominciato non ho mollato più.

Mi sono accorta che nel Movimento Apostolico di Schönstatt c’è spazio per tutti, sia bambini che giovani, famiglie, mamme, professionisti, single, in armonia con la situazione personale  di ciascuno. 

In questo ambito ricco e fecondo, ho scoperto che la “Lega delle Madri” è una sezione in cui si aspira ad essere come Maria: piccoli Ostensori viventi. Avendo Lei come modello, si lavora alla autoeducazione personale, con molto sincero impegno nel coltivare le virtù necessarie per diventare mogli, madri e donne migliori. Attraverso questo impegno in ogni azione e tra le incombenze della vita giornaliera, si cerca di vivere la santità della vita quotidiana, avendo totale fiducia nella divina provvidenza e nell’intercessione di Maria – “Mater habebit curam!”.

Mi sono meravigliata della trasformazione che la sequela della pedagogia di Schönstatt sta creando nella mia vita e nella vita della mia famiglia. Posso dire con tutto il cuore: “Schönstatt, qui è buono stare!”

E per concludere, lascio una delle tante meravigliose frasi del fondatore, padre Josef Kentenich:

“Siamo nati per qualcosa di più grande. In definitiva, i nostri cuori devono battere nel cuore di Dio”. Dal Libro Lunedì pomeriggio, Vol. 21, pg. 120.

Giorgio Perini

 

Foto di Giorgio Perini

 

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