Il termine “comunità” viene oggi citato frequentemente, in campi molto diversi fra loro: Comunità parrocchiale in campo ecclesiastico, Case della Comunità nelle aziende sanitarie, Comunità di genitori nei servizi sociali comunali. Ma come saranno le Comunità future?
È questa la domanda che ha fatto da filo conduttore al convegno tenuto martedì 8 settembre 2026 nella gremitissima Aula Magna dell’ITIS in via Pascoli 31, nell’ambito della terza edizione del “Festival delle Comunità”.
Si tratta di una iniziativa organizzata di comune accordo fra Comune di Trieste, ASUGI, ATER, ITIS e le cooperative La Quercia e Duemilauno, nel corso della quale i relatori hanno analizzato le esperienze concrete di lavoro con le comunità, realizzate dal 1998 a oggi con progetti variamente denominati, quali “Habitat, salute e sviluppo delle comunità”, “Microaree-Microwin”, “Habitat-Microaree”, “Patto territoriale di Comunità”.
La parte centrale dell’evento è stata dedicata alla proiezione di un video che riportava interviste a operatori e volontari, testimoni attivi di tali progetti e dei cambiamenti avvenuti nelle persone, i quali hanno messo in evidenza come
nella comunità «le persone si occupano gli uni degli altri», «si creano gruppi, nuove relazioni», «c’è entusiasmo che appaga», «è più quello che si riceve di quello che si dà», «migliora la qualità di vita», «si vive come se fosse casa propria», «si uniscono vari punti di vista, come un puzzle», «la comunità è come un albero che per crescere e fiorire deve essere alimentato e curato ogni giorno», «occorre ascoltarsi, lavorare insieme, essere partecipi».

Dopo la proiezione del video, è stata data la parola ad alcune persone frequentanti i progetti “Habitat-Microaree”. Emblematici, in particolare due interventi. Una persona anziana, Mariella, ha raccontato come,
in seguito alla malattia del marito, non uscisse più di casa e abbia ripreso a partecipare alla vita sociale grazie alle iniziative della Microarea di Valmaura: gite, feste, giochi sociali. «Quando sono stata ricoverata in una Rsa» ha ricordato commossa «gli educatori sono venuti lì a trovarmi».
La signora Maria Cristina,
dopo essere rimasta disoccupata, ha attraversato un periodo negativo, con disturbi alimentari. Si è rivolta all’assistente sociale del Comune e si è sentita ascoltata, accolta. Con lei ha programmato un percorso, che l’ha portata dapprima a svolgere un borsa lavoro di cucito e poi a trovare lavoro a tempo indeterminato nella vicina merceria: «Ora frequento con entusiasmo la microarea di Giarizzole, è la mia famiglia e mi sento di affrontare la vecchiaia, allontanando da me la paura della solitudine».
Raffaello Maggian
Foto di Raffaello Maggian
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