Chiederò le grazie necessarie per essere padre e pastore

Dopo 8 anni di missione nella Diocesi di Udine, don Pietro Giassi torna a Trieste: il Vescovo lo ha nominato parroco di San Luca

La fine dell’estate di ogni anno è, tradizionalmente, un tempo di “movimenti” in diocesi: tra incarichi in scadenza, nuove necessità pastorali e discernimento, il Vescovo opera delle scelte e procede a delle nomine per il bene delle comunità parrocchiali, dei sacerdoti e della Chiesa di Trieste. Tra i sacerdoti interessati dai cambiamenti, c’è don Pietro Giassi, sacerdote del Cammino Neocatecumenale, dal 2018 in missione nella diocesi di Udine. In vista del suo ritorno a Trieste e l’ingresso come parroco della comunità di San Luca Evangelista, gli abbiamo rivolto alcune domande.

 

Don Pietro, come hai accolto la chiamata di questo nuovo incarico nel tuo ministero come parroco di San Luca, a Trieste, dopo gli anni di servizio a Udine?

Da un certo punto di vista me l’aspettavo che il tempo di missione a Udine terminasse: sono arrivato lì nel settembre del 2018 e tre anni fa rinnovai l’accordo che ora scadrà a breve sicché mi aspettavo che questa parentesi si concludesse. Chiudere questo periodo, che è stato ricco e arricchente, non è e non sarà facile, ma

confido che dietro a tutto ciò vi sia la sapiente mano di Dio che in tante occasioni ho riconosciuto essermi Padre buono e fedele. Ora, fidandomi ancora una volta del Signore, sono disponibile ad iniziare questo tempo nuovo a San Luca.

 

Cosa significa per te e come ti immagini il ministero di parroco?

Ho iniziato a vivere il ministero, appena ordinato, come vicario parrocchiale prima a Trieste per alcuni mesi e poi in maniera piena e intensa nelle parrocchie di San Pio X e del Cristo a Udine; parrocchie delle quali sono amministratore da due anni e mezzo. Il Signore in questo tempo ha sempre provveduto dandomi le giuste grazie necessarie per svolgere il ministero, mettendomi poi vicino delle persone che, con profondo amore per la Chiesa, mi hanno permesso di fare tanto del bene. Ora, come immagino il ministero del parroco? Sinceramente sono convinto che, come il Signore ha provveduto fin qui, continuerà a provvedere con tempi e modi che solo lui sa: lui mi ha scelto e chiamato al sacerdozio e di questo rendo profondamente grazie. Ora, sempre lui, attraverso il nostro vescovo, mi manda a San Luca; mi immagino dunque un tempo pieno di grazie, alcune delle quali forse con comprenderò subito, ma saranno certamente utili a svolgere il ministero in funzione delle persone che incontrerò.

 

Cosa porti con te a San Luca dall’esperienza ecclesiale a Udine?

Tutto! Non voglio scartare nulla di quanto vissuto in questi anni. Ci sono state cose più difficili e altre più gioiose, ma

farò il possibile per non dimenticare chi ero quando sono arrivato a Udine otto anni fa e chi sono ora ripartendo da questa terra. Una terra che mi ha donato persone che hanno saputo accogliermi e volermi bene come una famiglia.

 

C’è qualcosa che ti attrae di più e qualcosa che ti preoccupa in questa nuova missione?

Non ho scelto io di andare a San Luca… Di conseguenza arrivo abbastanza tranquillo, sapendo che troverò cose e persone nuove per le quali

dovrò chiedere al Signore le grazie necessarie al fine di essere padre e pastore per loro.

 

Come desideri che il tuo ministero a Trieste – nel contesto del Cammino Neocatecumenale a cui appartieni – edifichi la Chiesa diocesana?

Sono convinto che lo Spirito Santo non sbagli:

magari fa cose che inizialmente non comprendo, ma l’esperienza personale e quella che ho conosciuto della Chiesa Universale mi porta a dire che quello che il Signore opera lo fa “per la necessaria edificazione vicendevole”. Accogliendo i doni dello Spirito, tra i quali elenchiamo il Cammino Neocatecumenale e tanti movimenti ecclesiali, la Chiesa tutta ne viene edificata come fosse una auto-evangelizzazione utile a riscoprire la freschezza della gioia evangelica.

a cura di don Sergio Frausin

 

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