Un uomo dalla fede ferma e con una grande capacità di ascolto

A pochi giorni dal 30° della morte di monsignor Bellomi, nel ricordo dell’allora Sindaco di Trieste, Franco Richetti, emergono sguardo profetico e coraggio

L’episcopato di Lorenzo Bellomi si è realizzato in coincidenza con il periodo del mio maggiore impegno politico-amministrativo e sin dal primo incontro con lui si instaurò un rapporto di particolare consenso che portò poi ad un rapporto di confidenza immediata, espressa talora in brevi scritti e più spesso in parole, gesti, sguardi.

Ricordo che,

dopo una delicata fase di rapporti con la Cisl, si organizzò un incontro- dibattito nella sede di via S. Francesco che si concluse con un intervento vero e sentito di monsignor Bellomi che fu accolto dall’uditorio con favore e considerato come risolutore: poi quando uscimmo insieme mi sussurrò: «Non tutte le ciambelle riescono col buco e lo sappiamo, ma questa è andata bene e mi dà un senso di leggerezza». 

Il mio impegno civile era volto a ricostruire una riconciliazione cittadina attraverso un ritrovato rapporto politico-culturale con le realtà vicine e a ritrovare un dialogo con i centri decisionali regionali e statali nei  cui confronti la Lista civica, dopo il ’78, aveva assunto atteggiamenti di chiusura o di contestazione.

Il mondo ecclesiale che il Vescovo si trovò dinnanzi era caratterizzato da una spaccatura, determinata anche da circostanze e avvenimenti recenti, in cui l’identità nazionale, italiana o slovena, aveva assunto dimensione prevalente rispetto  alla comunione cristiana. Ne colsi un segno quando, durante una liturgia solenne a San Giusto, l’inserimento nella stessa di alcune espressioni in lingua slovena fu accolto, da parte di un gruppo in fondo alla chiesa, con uno scalpiccio di evidente fastidio e contestazione. 

Comunque,

la reciproca confidenza non impedì mai il rispetto e l’autonomia dei ruoli.

Ricordo il coraggio e il forte spirito pacifista autenticamente cristiano di monsignor Bellomi: lo indusse a guardare con favore e spirito profetico le manifestazioni antimilitariste, cui anche esponenti del mondo cattolico partecipavano, e non posso negare che il pragmatismo del Sindaco, preoccupato di non rompere delicati equilibri lo guardò perplesso, ma rigorosamente silenzioso. E quando il Vescovo prese netta posizione contraria alla liberalizzazione domenicale degli esercizi commerciali decisa dal Comune, il giorno seguente, alla cerimonia in onore della Madonna in piazza Garibaldi, ci salutammo, ma ci unimmo in concorde convinta preghiera.

Di monsignor Bellomi ammirai sempre

la ferma fede espressa nella indizione della “Missione al Popolo” a Trieste, aperta a culture e sensibilità diverse, i cui apporti volle raccogliere in un prezioso ampio volume che volle pubblicare in quella occasione.

La sua proverbiale capacità di ascolto, pur nel rigoroso discernimento di quanto corrispondeva al nome di cristiano, non fu sempre riconosciuta e fui testimone, proprio per il rapporto confidenziale accennato sopra, del dolore profondo da lui vissuto nel vedere da parte di persone vicine l’incomprensione e la critica astiosa.

Franco Richetti

 

Foto in evidenza: dall’archivio personale di Franco Richetti

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