Silva Bogatez e l’arte-preghiera delle icone

A colloquio con l’artista: il suo percorso artistico e di fede l’ha portata, dopo molti anni di formazione, a diventare iconografa
La Preghiera dell’Iconografo
O Divino Maestro, fervido artefice di tutto il creato,
illumina lo sguardo del tuo servitore, 
custodisci il suo cuore,
reggi e governa la sua mano,
affinché degnamente e con perfezione 
possa rappresentare la tua immagine
per la gloria, la gioia e la bellezza della tua Santa Chiesa.

Sono a casa di Silva Bogatez, artista realizzatrice di icone sacre. Guardo il panorama eccezionale, il mare che sembra infinito e che scorgo dalle grandi vetrate del suo soggiorno, il giardino pieno di alberi e piante, che mi fanno capire che l’amore che lei mette in tutto ciò che fa nella sua esistenza non si limita solo all’arte figurativa. Lei è un’artista, che ha trascorso la vita realizzando meravigliose immagini sacre, quali disegni su cuoio e icone. E, in effetti, sono circondato da queste straordinarie opere, che trasudano spiritualità.

Qual è stata la sua formazione artistica?

Avevo 15 anni, e il mio professore mi aveva chiesto di scrivere una lettera “o” maiuscola di un incunabolo. Era la risposta a una mia preghiera: infatti, ho sempre desiderato poter agire su una simile opera. Non mi sono fatta pregare e nel giro di qualche giorno ho eseguito quanto richiestomi, ricevendo anche un bel 9 in disegno.

Quanto tempo c’è voluto invece per diventare un’artista iconografa?

Molto tempo. Appena 30 anni dopo ho avuto modo di aprire la mia bottega artigiana. Nel frattempo ho frequentato la scuola di Ravenna per imparare il bassorilievo su cuoio. Ho seguito  il corso riguardante l’applicazione dell’oro su cuoio presso il Monastero di Santa Croce a Firenze. Ci sono voluti mesi per acquisire queste tecniche. Da quel momento ho iniziato a creare copertine per libri e messali, 

finché un giorno sono stata contattata dal Vescovo di allora, monsignor Bellomi, che voleva che io creassi un omaggio per Sua Santità Giovanni Paolo II, in occasione della sua visita a Trieste, nel 1992. Io rimasi smarrita e dissi al Vescovo che non sapevo se sarei stata in grado di esaudire la sua richiesta. Lui mi rispose di rifletterci senza fretta. Alla fine ne è uscita un’opera che è piaciuta tantissimo

Come è nata in lei la scelta di diventare un’artista iconografa?

Un giorno, in autostrada, vedo una scritta: “A Seriate si fanno icone”. Mi sono subito iscritta e ho frequentato il corso a Seriate. L’ultimo giorno, prima di ritornare a casa, ho incontrato Padre Egon Sendler sj, il più grande iconografo d’Occidente. Da quell’incontro è nata una collaborazione, dopo aver partecipato ai suoi corsi a Evian, sul Lago di Losanna.

Cosa rappresenta fare icone per lei?

Principalmente rappresenta un percorso spirituale. Volevo approfondire il mio percorso di fede, perché avevo bisogno di sentire nel cuore e nell’anima la realizzazione dello Spirito.

Disegnare per me è pregare.

Anche tutto il percorso dei corsi di Padre Sendler erano incentrati su una preparazione e una preghiera propedeutica alla realizzazione delle icone, che sono vere e proprie preghiere in immagini.

Vi sono naturalmente materiali e colori che assolutamente devono essere rispettati per eseguire un’icona a regola d’arte…

Certamente. È molto importante la scelta del legno per la tavola da dipingere. Poi si sovrappone un leggero velo di lino, cui seguiranno 7 strati di gesso, uno per ciascun giorno della settimana, mescolato con colle di storione o coniglio, da applicare aspettando 24 ore fra l’uno e l’altro, che via via renderanno più liscia la superficie, dopo che essa è stata levigata con carta vetrata sottile. A quel punto si realizza il disegno che in precedenza si è deciso di fare. Successivamente, l’icona verrà dipinta con con colori, che sono realizzati miscelando pigmenti naturali in polvere (terre, minerali, pietre preziose come lapislazzuli o malachite) con un legante chiamato tempera all’uovo, composto da tuorlo d’uovo, acqua e, spesso, vino o aceto. Questa tecnica antichissima prevede la stesura a strati, partendo dai toni più scuri fino a quelli più chiari, che naturalmente non sono casuali, ma ognuno con il suo significato teologico. Ad esempio, l’oro è messaggio di luce. Anche le misure delle parti anatomiche dei soggetti hanno una loro regola da seguire nell’esecuzione. La grandezza della bocca, ad esempio, dovrà essere la metà della misura dei due occhi, così come il naso dovrà avere la stessa lunghezza degli occhi. 

Il Bambino Gesù viene rappresentato sempre con un collo più grosso di quello reale di un bimbo, a rappresentare il respiro dello Spirito, e la sua fronte è più ampia del normale, perché in quel fanciullo c’è già l’uomo Dio adulto.

Il disegno comune è ispirato dalla fantasia dell’autore, mentre l’icona ha regole ben precise, dovute alla ricerca di trasmettere un messaggio teologico, di fede, di trascendenza. 

A una persona che non conosce questo mondo, guardare un’icona può essere un’esperienza simile a  guardare una qualsiasi espressione d’arte…

Per recepire un messaggio spirituale da un’icona non bisogna limitarsi a osservarla come un quadro qualsiasi. 

Bisogna saper chiedere e ascoltare quanto essa ha da trasmetterci. Allora l’icona dà di ritorno quanto si è capaci di ricevere.

Paolo Albertelli

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