Attraversiamo tempi in cui la democrazia sembra non essere più un valore. Si rinnovano e pretendono legittimità comportamenti autoritari, autarchici, violenti, prepotenti, fuori da ogni regola condivisa.
La legalità internazionale e nazionale, il riconoscimento dei diritti umani, il rispetto della vita altrui e la promozione di giustizia e libertà sembrano passate di moda.
In tutto questo – come già insegnava Virginia Woolf in “Le tre ghinee” – il sistema gerarchico fra i sessi è una componente fondamentale: oppressione economica, oppressione delle donne e guerre vanno insieme. E questo accade perché tutti i sistemi oppressivi tendono ad allearsi.
Ciò lo possiamo osservare dal fatto che quelli che hanno messo in pericolo la pace mondiale, l’equilibrio economico, i diritti delle persone – in una parola, tutte le conquiste uscite dalla fatica e dal sangue delle due guerre mondiali del secolo scorso – tutti costoro sono uomini bianchi, ricchi, che ostentano visioni patriarcali, sessiste, omofobe, nazionaliste e che pretendono persino di essere espressione di una qualche forma di giustizia divina (certamente non quella che si può evincere dalle pagine del Vangelo, eppure lo pretendono facendosi padroni anche di Dio).
In un quadro del genere,
ricordare la prima volta del voto delle donne in Italia, fare memoria di una conquista allo stesso tempo democratica, inclusiva e frutto in una pace recentemente conquistata, deve essere non solo di consolazione, ma di ispirazione. Non siamo consegnati ineluttabilmente alla violenza, alle gerarchie di potere, alle guerre: possiamo immaginare un mondo altro.
Possiamo passare da un mondo dove la guerra viene spacciata per necessaria a un mondo in cui appaia una soluzione anacronistica e impraticabile; proprio come siamo passati da un mondo in cui si riteneva del tutto ovvio che le donne non avessero alcun ruolo nella gestione dello Stato – perché non erano in grado di decidere nemmeno di se stesse – a una società in cui tutte le donne sono potute andare in massa a partecipare alla scelta dei membri dell’Assemblea costituente nella quale sedevano anche alcune donne.
Questo passaggio epocale dice che le donne diventano adulte, responsabili, visibili, anche per lo Stato. Non sono relegate ai ruoli nascosti e privati come se questi non avessero significato pubblico o come se le loro vite non avessero alcun rilievo per le società in cui abitano:
escono di casa e vanno a votare, esattamente come gli uomini, e il loro voto vale uno esattamente come quello degli uomini. La soluzione dei loro problemi non passa più dalla benevolenza degli uomini da cui dipendono o dalla capacità di manipolarli: ora possono compiere un gesto altro, che potenzialmente può cambiare lo stesso mondo in cui vivono, iniziando a dare loro le stesse possibilità dei maschi.
Paola Cortellesi nel suo “C’è ancora domani” descrive straordinariamente questo passaggio, raccontandoci una storia di violenza domestica e di sfruttamento per uscire dalla quale immaginiamo tutti che la protagonista scelga di lasciare il marito per scappare con un uomo più buono.
Ma proprio mentre ci aspettiamo questo finale, con una virata intelligente, il film ci porta al seggio elettorale dove la protagonista, insieme ad altre, dà il suo contributo per costruire un altro mondo. Il punto non è trovare una scappatoia per sé (confermando fra l’altro il sistema: un uomo opprime e un altro salva), ma cambiare il sistema. E questo si può fare solo con un atto pubblico nel quale pesa tutto il proprio vissuto privato, che acquista, però, una rilevanza per tutti e tutte.
Gli uomini e le donne italiane hanno immaginato un Paese in cui tutti potevano votare, in cui non esistessero discriminazioni di sorta e in cui la guerra fosse ripudiata. Lo hanno immaginato, lo hanno scritto e hanno vincolato l’intera vita sociale e istituzionale a questa visione. Noi veniamo ottanta anni dopo: non possiamo e non dobbiamo rassegnarci alla barbarie. La storia sta lì a dimostrarcelo. Per questo la prendiamo in mano e per questo ricordiamo: per sperare.
Simona Segoloni Ruta
Teologa e presidente del Coordinamento Teologhe Italiane
Foto in evidenza: Wikimedia Commons (attribuzione dati.camera.it)
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