Dal 9 al 17 maggio Trieste ospiterà la mostra del Meeting di Rimini 2024 “Un mondo in cui ciascuno è importante. Hospice, storie di una Russia sconosciuta”. L’esposizione verrà allestita presso l’ITIS di Via Pascoli 31 a Trieste.
L’iniziativa, promossa dal Centro Culturale “Mons. Lorenzo Bellomi”, nasce all’interno di un progetto dedicato al tema delle fragilità e delle cure palliative, finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia.
Come ci ha spiegato la curatrice Giovanna Parravicini, ricercatrice residente a Mosca — che sarà a Trieste per la presentazione dell’evento sabato 9 maggio alle ore 18.00 — la mostra vuole far conoscere l’esperienza della “Casa del Faro”, un hospice pediatrico di Mosca nato dalla determinazione di uomini e donne che, anche nelle situazioni personali o professionali più difficili, hanno saputo affermare e difendere il valore della vita, proprio quando essa appare più fragile.
La mostra si articola in tre sezioni che cercano di raccontare una realtà di luoghi nati dal dolore che sono stati capaci di generare relazioni, bellezza e speranza.
La prima sezione, “persone che cessano di essere invisibili”, invita a riscoprire la persona malata con uno sguardo nuovo, attraverso immagini di intensa bellezza, mostrando la vivacità e la dignità di malati e disabili che per decenni — nella storia recente della Russia, ma anche in alcuni contesti italiani – venivano emarginati, spesso allontanati dalle famiglie e nascosti poiché non più funzionali alla società.
Nell’hospice c’è solo l’oggi: mentre noi ci aspettiamo cambiamenti dal domani, i pazienti non possono aspettare e chiedono la felicità nel presente, come si coglie nella fotografia di una bambina malata che nuota in piscina, pur dovendo rimanere attaccata al respiratore.
La seconda sezione, “fili che si intrecciano”, racconta le storie di coloro che hanno generato questa esperienza. Si inizia da un sacerdote ortodosso, padre Aleksandr Men’, che negli anni ’90 visitava i malati negli ospedali insieme a un gruppo di volontari. Ciò che lo contraddistingueva era uno sguardo profondamente cristiano: la persona malata non era più definita dalla sua condizione, ma riconosciuta nella sua irriducibile dignità. Ma racconta anche la storia di un giornalista a cui la morte di una figlia ventenne ha stravolto la vita, di una anestesista ginecologa che voleva andare in pensione anticipatamente per godersi la compagnia del marito e che invece resta in servizio e si dedica ai bambini malati e altri ancora.
Intrecci tra persone diverse per contesto, formazione e sensibilità ma accomunate dalla compassione per il dolore di chi avevano accanto e dal bisogno di trovare e condividere ciò per cui vale la pena vivere.
Infine, la terza sezione, “Hospice, luoghi di vita o di morte?”, affronta i grandi interrogativi sulla vita e sulla morte attraverso le testimonianze di pazienti, familiari e operatori. Quale valore attribuiamo alla vita fragile? Che cosa significa davvero “curare”?
Negli hospice non si rinuncia a desiderare: le persone che lavorano negli hospice sottolineano spesso come appena a una persona che soffre viene alleviato il dolore, emerge un fortissimo desiderio di vita. E allora negli hospice si cerca di valorizzare il più possibile questo attaccamento alla vita, assecondandolo in tutti i modi, anche quelli più fantasiosi.
Nei pannelli si racconta di persone che cominciano a collaborare con queste realtà perché si sentono coinvolte e affascinate da una vita autentica.
In un tempo in cui la fragilità viene spesso percepita come un peso o un fallimento, questa mostra vuole testimoniare la diversità generata da uno sguardo profondamente umano e cristiano sull’uomo, capace di riconoscere in ogni persona, anche la più fragile, una Presenza da accogliere, custodire e amare.
Come afferma un Metropolita nel pannello che conclude la mostra:
“… nonostante tutta la nostra fragilità, il Signore ci manda nella vita a fare il bene, ci manda nelle tenebre per essere una scintilla di luce… perché attraverso di noi Dio possa entrare in ogni circostanza”.
L’inaugurazione della mostra si terrà sabato 9 maggio alle ore 18.00 presso l’auditorium dell’ITIS (Via Pascoli 31, Trieste), alla presenza del Vescovo, monsignor Enrico Trevisi.
Alla conferenza, moderata dalla dott.ssa Loredana Macaluso della SC Rete Cure Palliative e Hospice (ASUGI), interverranno:
- Giovanna Parravicini, Curatrice della mostra che risiede a Mosca;
- Raffaella Antonione, Direttore SC Rete Cure Palliative e Hospice (ASUGI);
- Lucia De Zen, Responsabile del Centro regionale cure palliative pediatriche, IRCCS Burlo Garofolo.
È previsto un intermezzo musicale con Andrea Masiero al violino e Viktor Guraziu al pianoforte.
Seguirà l’inaugurazione ufficiale della mostra, che resterà aperta al pubblico dal 9 al 17 maggio 2026 e sarà visitabile tutti i giorni dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00.
Per le visite guidate, su prenotazione, scrivere a info@ccbellomi.it o telefonare al numero 335 7385192.
A cura del Centro culturale Mons. Lorenzo Bellomi




