Venerdì scorso, 31 luglio, la Chiesa ha commemorato Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù e uno dei più grandi maestri di vita spirituale.
Per noi della Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, affidata alla cura pastorale dei Padri Gesuiti in modo stabile dal 1969, è stato il momento culminante di un percorso iniziato nove giorni prima, con la preghiera quotidiana della Novena, così come proposta dai Gesuiti irlandesi.

Ogni giorno ognuno di noi è stato
invitato a fermarsi e dedicare del tempo di qualità a leggere un brano tratto dalla Scrittura, facendolo suo attraverso le indicazioni di Sant’Ignazio, in modo da lasciare che la Parola si incarni nella sua vita, orientandola e vivificandola secondo i sogni di Dio.
“Non è il molto sapere che sazia o soddisfa l’anima, ma il sentire e gustare le cose internamente”, ecco il nucleo degli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola: e alla ricchezza e profondità di questi Esercizi ancora oggi noi possiamo attingere grazie ad una rete di centri di spiritualità sparsi in tutta Italia e all’estero, coordinati dal C.I.S. (Centro Ignaziano di Spiritualità).
Alla Novena si sono accompagnati due segni presso l’altare di Sant’Ignazio, pensati dalla CVX (Comunità di Vita Cristiana) di Trieste, in modo da tradurre questo tempo di preghiera e il nostro sentire in azioni tangibili.

Il primo, portarvi un fiore quale espressione della propria gratitudine per le grazie ricevute e per le persone che concretamente ci hanno invitato a scoprire la bellezza della vita spirituale; il secondo, annotare su un quaderno, posto su un tavolino a lato, una supplica, un ringraziamento o più in generale un pensiero frutto della preghiera di questi giorni, poiché la scrittura per Sant’Ignazio è uno strumento potente nell’aiutarci a prendere consapevolezza di ciò che lo Spirito “muove” in noi.
E veniamo alla Messa solenne, presente la Comunità dei Padri Gesuiti di Trieste, con il coro ad accompagnare la celebrazione, in una Chiesa adorna delle composizioni floreali preparate dal gruppo delle signore che quest’anno avevano partecipato al corso diocesano di “Arte floreale per la Liturgia”.
Nell’omelia padre Andrzej ci ha invitati a guardare con sguardo curioso e attento alle navate della nostra Chiesa, scoprendone la ricchezza pedagogica: a partire dai medaglioni che portano racchiuse le figure a mezzo busto dei Santi e dei Beati della Compagnia di Gesù, alternate a simboli ed emblemi, per giungere alle scritte che completano l’affresco posto sull’altare del Santo, “Ite incendite omnia inflammate” e “Beatus vir qui suffert tentationem, quoniam accipiet coronam vitae” (Giac 1,12).
La prima frase, “Va’ e incendia il mondo” – che secondo la tradizione Sant’Ignazio ha pronunciato nell’inviare San Francesco Saverio in Oriente –
è un forte e chiaro invito rivolto a ognuno di noi a condividere il fuoco d’Amore ricevuto: esso non è un dono da trattenere gelosamente ed egoisticamente, e così farlo soffocare, ma una fiamma che accende la vita e che siamo chiamati a portare a tutto e a tutti (Ger 20, 9).
Padre Andrzej ha invitato ciascuno di noi a non imitare Sant’Ignazio, ma a imitare Gesù:
nella libertà dei figli di Dio, ognuno ha la sua via e la sua vocazione, unica e irripetibile, che è bellezza e rende gloria a Dio.
Le preghiere dei fedeli sono state scritte e lette da membri della CVX di Trieste: ripercorrendo alcuni degli insegnamenti di Sant’Ignazio (ad esempio “Il peccato più grande è l’ingratitudine”, “Chi vorrà riformare il mondo inizi da sé stesso”, “Chiedere conoscenza interna di tanto bene ricevuto perché … io possa in tutto amare e servire Dio”), essi sono poi stati attualizzati nelle nostre realtà contemporanee, chiedendo al Signore la grazia di poterne essere testimoni credibili.

A chiusura del cammino fatto insieme, la comunità si è quindi ritrovata negli spazi di Villa Ara, dove ha sede il Centro Giovanile della nostra Parrocchia, per cenare e chiacchierare, in semplice spirito di fraternità.
Cristiana Babici
Foto di Fulvio Koch e Cristiana Babici



